Era il 21 giugno 1851 quando a Londra, Adolf Anderssen e Lionel Kieseritzky si resero protagonisti di uno dei più famosi incontri di scacchi di tutti i tempi che passerà alla storia col nome di “The Immortal Game” – La Partita Immortale.

Lo svolgimento mossa per mossa della “Partita Immortale”

Nonostante si trattasse solo di un incontro informale che ebbe luogo durante la pausa fra una partita e l’altra del torneo internazionale di scacchi, incredibilmente fu proprio questa a lasciare il segno grazie all’apparente spregiudicatezza con la quale Anderssen sacrificò due torri, un alfiere, un cavallo e la regina in cambio di soli tre pedoni, mettendo però Lionel Kieseritzky in scacco matto.

Talmente immensa fu la risonanza mediatica e la simbolicità di tale evento, che “La Partita Immortale” arrivò fino ai giorni nostri non solo tramite i manuali di scacchi, ma con un romanzo inglese dal medesimo titolo del 1999, nel famoso film “Blade Runner” e nel video musicale della canzone “Humilty” dei Gorillaz.

Mi sono quindi chiesto e richiesto “Ma perchè questo successo?”. D’altronde Kieseritzky avrebbe potuto decidere di non mangiare uno qualunque di quei pezzi da cento, vanificando la strategia di Anderssen e la “Partita Immortale” non esisterebbe. Poi ho pensato che a prescindere dall’esito, l’epicità dell’evento sarebbe comunque derivata dalla volontà di sacrificio e dalla magnitudine degli intenti.

Considerandomi tutto fuorché un esperto di scacchi, per quale motivo dovrei venire a raccontarvi della “Partita Immortale”? Beh, riflettete un attimo, io non saprei dire esattamente a quale mossa stiamo assistendo oggi, ma sono convinto e sicuro di trovarmi di fronte a una fantastica analogia.

Enrico P.

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