Approfondimenti sul COVID-19 in Italia

Non sono mai stato preoccupato dall’espormi pubblicamente su temi sensibili perchè conscio di agire sulla base di valutazioni etiche e scientifiche. Anche questa volta quindi mi asterrò dal non parlare, e riporterò di seguito alcune considerazioni soprattutto per chi ha bisogno di rassicurazioni.

Il COVID-19 è più pericoloso dell’influenza?

Potrebbe essere, ma la verità è che se anche così fosse non avremmo i dati per poterlo affermare. Varie fonti riportano tassi di mortalità che vanno dal 2% al 3,4%, questi sono però calcolati sulla base di un campionamento di convenienza, ovvero dividendo il numero dei decessi per il numero dei casi accertati di persone infette, e non in base al numero effettivo di persone infette dato che questo numero, ad oggi, rimane un incognita con diverse stime che variano radicalmente tra loro data la complessità ed il numero di variabili coinvolte (prime tra le quali l’alta percentuale di casi asintomatici, e l’uguaglianza dei sintomi rispetto a quelli dell’influenza). Questo articolo scientifico (in lingua inglese) spiega, a mio avviso molto bene, l’impossibilità di stimare il tasso di fatalità del COVID-19 a causa delle varie limitazioni statistiche. Ciò che invece sappiamo grazie alle statistiche dell’istituto Epicentro con campionamento per randomizzazione stratificata è che in Italia nella 7° settimana del 2020 si sono verificati una media di 214 decessi al giorno per via dell’influenza stagionale, anche in questo caso in concausa con altre patologie; numeri che possono sembrare alti, ma che in realtà corrispondono ad un tasso di fatalità bassissimo se si considera che ogni anno in Italia più di 6 milioni di persone vengono colpite da influenza. Nonostante questi dati non possano fornirci un quadro completo, è razionale affermare che su base assoluta allo stato attuale l’influenza causa più vittime del COVID-19, ma è altrettanto razionale affermare che qualora il coronavirus si propagasse nella stessa misura dell’influenza, il numero di morti (in concausa) potrebbe essere superiore anche se verosimilmente con percentuali basse.

Quanto è pericoloso il COVID-19?

Un articolo del corriere riassume egregiamente le statistiche dedotte dal primo campione di decessi per coronavirus in Italia. Qui si evincono principalmente due fatti:

  • che in base ad un campione di circa 100 decessi, l’età media dei deceduti è di 81 anni, ovvero circa un’anno in meno rispetto all’aspettativa di vita in Italia;
  • che la media delle patologie pregresse delle persone decedute è di 3,4. Proprio quest’ultimo dato ha provocato diverse critiche riguardanti i metodi di conteggio e determinazione della causa di morte, sostenendo che il COVID-19 abbia contribuito solo marginalmente alla morte e dovrebbe perciò essere considerato una “concausa” piuttosto che la causa di morte;

Questo articolo (in lingua inglese) può aiutare in maniera sintetica a capire l’incidenza delle patologie pregresse sui tassi di mortalità. Inoltre, l’organizzazione mondiale per la sanità pubblica ogni settimana un rapporto con tutte le informazioni utili, potete trovarlo qua (in lingua inglese).

Qualora vogliate confrontarvi con un documento in lingua italiana, il ministero della salute ha reso disponibile una locandina contenente tutte le indicazioni per minimizzare i rischi di contagio, potete scaricarla qui. Da notare che le raccomandazioni rappresentano buone pratiche di prevenzione anche relativamente ad altri virus, come ad esempio quello dell’influenza.

Chiudere scuole, università e uffici pubblici da delle garanzie sul contenimento?

Sfortunatamente no. L’ipotesi che la chiusura di scuole, università, e uffici pubblici sia una misura efficacie per il contenimento dell’epidemia è indubbiamente razionalmente fondata; tuttavia la complessità e l’interconnessione sistemica della nostra società è tale che anche evitando le potenziali occasioni di contagio all’interno di questi edifici non si avrebbe garanzia di ridurne significativamente il numero in relazione al numero totale delle potenziali occasioni di contagio in qualsiasi altro contesto (famiglia, sport, supermercati, ristoranti, mezzi di trasporto collettivi etc. etc.).

Allora perchè si è deciso di adottare tali misure?

Per il “principio di precauzione” legato alla carenza di posti nei nostri ospedali, e specialmente nei reparti di terapia intensiva. In altre parole, se troppe persone avessero bisogno di cure, lo stato non potrebbe garantirle a tutti. Per quanto l’influenza stagionale possa essere pericolosa e fatale in termini assoluti, il nostro sistema sanitario nazionale è dotato di strumenti che ne consentono il controllo e la limitazione, più specificamente tramite vaccini e farmaci. Nel caso del COVID-19 invece, non esistendo ancora vaccini e farmaci specifici lo stato non è attualmente dotato di strumenti che consentano di gestire lo sviluppo dell’epidemia in maniera controllata.

Enrico P.

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